Una “frustata” dalla Brexit? Capire gli effetti della Brexit attraverso le logiche della supply chain

Una “frustata” dalla Brexit?  Capire gli effetti della Brexit attraverso le logiche della supply chain

Di  Corrado Mariano

Dal 24 giugno 2016, giorno successivo al referendum relativo all’uscita della gran Bretagna dall’Unione Europea, si sono succedute una serie di valutazioni relative alle differenti sfaccettature associate alla vittoria del Si ed ai conseguenti impatti macroeconomici. Leggendo i vari giudizi / valutazioni / simulazioni riportate dalla stampa, anche quella più specializzata, traspare un aspetto inequivocabile della faccenda: la forte incertezza su quello che accadrà. Dal referendum sono ormai passati svariati mesi ma l’incertezza rimane con conseguenze potenzialmente importanti: questa incertezza nasce e si alimenta dagli ancora non chiarissimi aspetti tecnici di quello che succederà tra pochi mesi, ma forse anche perché spesso non sono chiare le basi tecniche e teoriche relative all’economia reale; proviamo ad accennare come alcuni meccanismi della teoria macroeconomica, in particolare quelli relativi alle logiche della Supply Chain, possono reagire ad un evento traumatico come quello della Brexit.

Il primo ragionamento tecnico è ovviamente legato alla potenziale introduzione di dazi nello scambio import/export con il Regno Unito: qualora un' azienda esportatrice in Uk ricarichi il dazio sul prezzo richiesto al cliente, non può che presentarsi una contrazione dei volumi, spostando il punto di incontro domanda/offerta al ribasso . Si veda immagine 1: a seguito dell’introduzione del dazio il punto di equilibrio si sposta da (Q1; P1) a (Q2; P2).

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Immagine1. L’effetto dell’introduzione dei dazi nelle dinamiche di domanda/offerta.

Quanto peserà questo nella realtà per l’Italia? Difficile da stimare: i dati certi riguardano la baseline, cioè quanto ad oggi esportiamo in UK come sistema paese: nel 2017 abbiamo esportato in UK circa 23,1 miliardi di € ed importato circa 11,4 mld di €. Le voci principali di export italiano verso il Regno Unito sono state: macchinari (2,7 mld. di €), autoveicoli (1,6 mld. di €), medicinali farmaceutici (1,3 mld. di €) ed abbigliamento (1,2 mld. di €)… (fonte: Elaborazione ICE Londra su dati Istat).

Imponendo dazi su questi volumi cosa succederà? Il capo economista dell’Ocse, Catherine Mann, ha azzardato una stima, indicando che l’uscita di Londra potrebbe costare un 1% dell’export al Made in Italy. Ma appunto… è un azzardo. Proviamo a fare un passo in più per vedere anche gli effetti indiretti e più nascosti rispetto ad una semplice dinamica di incontro domanda – offerta.

Già da oggi è riscontrabile una prima conseguenza dell’incertezza: in vista del prossimo 19 marzo , data in cui la Brexit dovrebbe concretizzarsi, si prevede (e in alcuni casi si vede già) un aumento di domanda finalizzato a creare scorte che dovranno fungere da “ammortizzatore” delle maggiori attese in dogana e dell’allungarsi delle procedure di interscambio commerciale. Ecco quindi che la tanto paventata “incertezza” si concretizza in qualcosa di tangibile: prevedo che per le operazioni di sdoganamento ci sarà un incremento del lead time di consegna di X giorni. Aumento di conseguenza da oggi al 19 marzo la mia scorta per coprire questo lead time addizionale ed evitare rotture di stock.

Ma perché è l’incertezza a ricoprire il ruolo chiave? Ipotizziamo che questo X di incremento del lead time sia certo al 100% e pari a 3 giorni. Con una domanda media di 20 pezzi al giorno di un ipotetico bene, sarà necessario incrementare la scorta di merce già sdoganata di 60 pezzi per coprire l’impatto dei 3 giorni addizionali dal 19 marzo: creato questo extra buffer per l’inizio del “nuovo mondo”, dal 20 marzo tutto tornerebbe come prima.… ma appunto ecco il ruolo dell’incertezza! Per combattere l’incertezza, vengono costruite delle scorte di sicurezza, il cui dimensionamento dipende da 3 fattori:

  1. Variabilità della domanda: più varia la domanda più dovrà essere elevato lo stock di sicurezza
  2. Variabilità del lead time: più varia il lead time più dovrà essere elevato lo stock di sicurezza
  3. Criticità dell’articolo: più è critico l’articolo e più vorrò creare “ un cuscino” per minimizzare il rischio di stock out.

Se, come detto sopra, l’incertezza porta ad un lead time che ipotizziamo variabile e non prevedibile, ecco che la domanda esplode, soprattutto per gli articoli che, indipendentemente dalla Brexit, sono giudicati più critici o su cui vi è già forte variabilità di domanda.

Facciamo un ultimo passo: le aziende non lavorano da sole ma sono inserite in catene di forniture. Uno dei meccanismi chiave delle supply chain è identificabile nell’ “effetto frusta”. Si consideri una catena composta da 3 attori:

  • A produce e vende il proprio prodotti al soggetto B ,
  • B compra e distribuisce il prodotto a C ;
  • C ordina da B e vende al cliente finale.

Ipotizziamo che C stimi una domanda del proprio prodotto pari a 100 u, con una accuratezza del forecast di questa domanda pari al 10%: C ordinerà a B 110 unità. B a sua volta, se stima la domanda in maniera indipendente e non integrata con C, ricevuta la domanda di 110 U applica anch’egli un errore di stima (ipotizziamo sempre del 10%) su 110 e ordinerà ad A 121 pezzi (110 + il 10%). Il produttore A fa esattamente lo stesso ragionamento: programma e stima la domanda in maniera indipendente e ordinerà materie prime in modo da produrre 121 + 10% = 133 pezzi!

In sostanza, a fronte di una domanda di 100 pezzi, lungo la catena si formeranno scorte non necessarie, quindi inefficienti, pari a 21 pezzi presso B e 33 pezzi presso A oltre ai 10 pezzi presso A: totale 64 pezzi (il 64% della domanda iniziale!!). Questa fluttuazione della domanda, che aumenta man mano che si va a monte della catena, è nota come "effetto frusta" (in inglese bullwip). Si veda immagine 2.

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Immagine 2. Un esempio di “effetto frusta”.

Chiaramente l’inefficienza è dovuta ad una non collaborazione/integrazione tra i vari soggetti della filiera, ma cosa succede se in una dinamica come quella appena presentata, si inserisce un effetto esogeno come la Brexit? Ipotizziamo che C sia localizzato in UK mentre A e B in EU:

  • C continua a ricevere una domanda di 100, ma per via dell’incertezza sui tempi di sdoganamento, applica un 20% su 100 e ordina 120 unità;
  • B a sua volta, ricevuto un ordine di 120, applica sempre per via della maggiore incertezza un 20 % su 120 e ordinerà ad A 144 pezzi;
  • A dato che vende sempre in EU potrebbe mantenere il suo cuscino del 10% , ma applicato ora ad una domanda di 144, produce 158 pezzi.

L’incertezza ha portato un aumento lungo la filiera di 58 + 44 + 20= 122 pezzi su una domanda di 100 mentre prima di questo evento esogeno l’effetto frusta si fermava ad un eccesso di 64!

Quindi più l’effetto frusta è forte, più gli effetti attesi in vista della Brexit saranno amplificati: i vantaggi quindi di lavorare in supply chain integrate e collaborative saranno visibili. Infatti se la domanda, le informazioni e la pianificazione sono condivise, gli effetti dell’incertezza saranno esponenzialmente minori, fornendo un vantaggio competitivo importante.

Questo meccanismo spiega perché l’analisi sulla contrazione della domanda con cui si era iniziato questo contributo è parziale: un aumento delle inefficienze , dovute a scorte tra nodi eccessive, comporta costi indiretti che a loro volta potrebbero essere ribaltati sul prezzo finale (aggiungendosi al semplice extra costo dei dazi) ed incidendo ancora di più sulla contrazione della domanda… e la situazione rischia di avvitarsi pericolosamente!

Lunedì, 12 Novembre 2018. Postato in Hard Skill, Supply Chain e Procurement

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